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Il Convento dei Frati Minori Cappuccini e il Santuario di Sant'Ignazio da Làconi

Breve storia

Cappuccini Cagliari

Santuario Sant'Ignazio da Làconi

Il Convento

E' il convento principale dei Frati Cappuccini Sardi, luogo di residenza del Padre Provinciale. E' costruito su un antico sito pagano sul colle di Buoncammino. Sotto il convento ci sono le famose grotte puniche trasformate dai romani in cave di pietra per costruire l'anfiteatro, al quale esse sono collegate da un cunicolo sotterraneo.

l'Anfiteatro Romano durante la Veglia di Pentecoste del 2004

Nei primi secoli della chiesa le grotte servirono da prigione per i cristiani destinati al martirio nell'anfiteatro.

Recenti ritrovamenti hanno messo in luce un graffito di eccezionale importanza per la presenza di martiri cristiani nelle grotte e per la datazione dell'evangelizzazione della Sardegna.

Nel sec. XVII i frati cappuccini, apostoli tra gli appestati, avevano adibito il convento a ospedale e seppellivano nelle grotte la gente vittima della peste. Il convento è quindi fondato sul luogo del sacrificio dei primi martiri cristiani e sui luoghi della carità eroica dei primi frati cappuccini.

Fondazione

Il convento dei cappuccini, chiamato anche Convento Maggiore, vide la posa della prima pietra l'11 ottobre del 1591. Un piccolo gruppo della riforma cappuccina (1525), infatti, mise piede in Sardegna in tale anno, con a capo il Padre Zefferino da Bergamo, mandato per fondare la Provincia Cappuccina di Sardegna. Il convento e la chiesa sono dedicati a Sant'Antonio di Padova.

L'appellativo odierno di Chiesa di Sant'Ignazio è abbastanza recente, per la permanenza e la morte di fra' Ignazio da Làconi (1701-1781) in questo convento; ma è soprattutto in seguito alla Beatificazione (1940) e la Santificazione (1951) di Sant'Ignazio che il convento viene familiarmente cosi chiamato dal popolo.

Struttura

Alle origini, il convento constava di un modesto edificio per i frati (parte dell'attuale casa di riposo Vittorio Emanuele II), di una piccola chiesa con la navata centrale e tre cappelle laterali a destra, essendo il convento costruito alla sinistra della chiesa, con l'altare maggiore e il coro, per la recita dell'Ufficio divino. La facciata era molto semplice: una struttura quadrata che terminava con merli alla foggia delle costruzioni arabe, simile a quelle del convento di San Benedetto, che si può ammirare ancor oggi. Un ampio terreno, che arrivava fino all'attuale piazza D'Armi, viale Buoncammino al nord, all'insediamento della Croce Rossa e viale Merello a sud, costituiva l'orto del convento Maggiore; oggi esso è molto più ristretto ed è stato ribattezzato orto dei cappuccini.

L'orto serviva ai frati per procurarsi il cibo quotidiano, specie per la frutta, verdura e legumi e l'allevamento di animali domestici, come galline e conigli ed anche per le pecore. Nello stesso orto, i frati coltivavano le diverse erbe medicinali e le spezie, in recinti appositamente studiati e di cui si vedono ancora i resti di alte mura di cinta, come protezione al polline di altre piante trasportato dal vento. La spezieria e la farmacia di Cagliari erano molto rinomate e servivano non solo per i frati, ma anche per i poveri, che ricorrevano numerosi al convento. La devozione comune verso i frati faceva sì che anche i ricchi e i nobili venissero al convento sia per i medicinali, sia per attingere l'acqua, ritenuta particolarmente prodigiosa: lo stesso Vice Re della Sardegna mandava a prendere l'acqua in convento, per cui il pozzo dell'orto dei frati è chiamato pozzo del vice Re.

Attività

Il convento nasce come luogo di preghiera e di penitenza, luogo di evangelizzazione, con i predicatori popolari, e di accoglienza dei poveri: i frati cappuccini servivano ogni giorno un piatto caldo, la minestra del povero, a tutti coloro che si presentavano alla porta del convento.

I cappuccini si distinsero soprattutto durante le grandi pestilenze, specie nel sec. XVII, trasformando il convento in ospizio: moltissimi di essi morirono, vittime della peste che cercavano di guarire nei loro fratelli.

I frati erano conosciuti anche come bravi maestri nella costruzione di orologi e di quadranti solari; particolare rinomanza ebbero i frati esperti in ebanisteria, specie come costruttori di tabernacoli: quello che si ammira ancora nel presbiterio di Cagliari è un magnifico esempio (insieme a quelli di tanti altri conventi cappuccini dell'Isola) della maturità artistica dei fratelli nell'arte del legno.

Cambiamenti

Nel 1697 la Provincia Madre dei Cappuccini viene smembrata in due, quella Turritana, con a capo Sassari e quella Calaritana, con a capo Cagliari. Le due provincie ebbero una brusca interruzione con le leggi di soppressione del 1866. A causa di esse, anche il convento di Cagliari fu soppresso dallo stato e destinato (e lo è ancor oggi) a ricovero di poveri e anziani. Tuttavia i frati non lo abbandonarono mai del tutto, poiché come cappellani del convento-ricovero ebbero il permesso di occupare i locali affiancati alla chiesa. Il 13 febbraio 1904 riuscirono a riscattare la parte del vecchio convento, che già abitavano, la chiesa e un piccolo pezzo di giardino, per la somma di £ 3.000. Da qui inizia la costruzione del nuovo convento, nel lato opposto al vecchio: rapidamente viene ristrutturata anche la chiesa e, nel giro di un anno, essa è consacrata dall'Arcivescovo di Cagliari, mons. Balestra. Il convento sarà ampliato a più riprese, con la costruzione degli altri locali e del Seminario Serafico (oggi sede dell'infermeria provinciale), ed anche la chiesa subirà diverse trasformazioni, nel corso della prima metà del '900.

Nel 1949 iniziarono i lavori del Santuario del beato fra' Ignazio, per accogliere le reliquie del suo corpo. Nel 1952 si sostituì l'intero pavimento in pianelle della chiesa con quello attuale in marmo e una zoccolatura sempre in marmo attorno a tutta la chiesa; nel 1962 la facciata della chiesa sarà restaurata e nel 1966 essa assume la configurazione attuale, completamente rifatta in pietra calcarea delle cave di Segariu, con i tre rosoni in mosaico del prof. Gatto. Negli anni settanta, viene trasformata l'altare maggiore, che viene rivolta verso il popolo.

Descrizione della Chiesa

Entrando in chiesa, a sinistra si può ammirare un bel crocifisso, oggetto di grande devozione da parte del popolo. Proseguendo, si trova il santuario e alla sua destra è ben visibile la lapide che ricorda e conserva le spoglie mortali di fra' Nicolò da San Vero Milis, morto in odore di santità; al fianco, la celletta di fra' Ignazio, salvata dopo l'abbattimento di quell'ala del convento per la costruzione del santuario. Proseguendo lo sguardo verso l'altare maggiore, incontriamo la piccola statua della Madonna della Consolazione (che parlò a Sant'Ignazio), collocata nella parte destra esterna del presbiterio, mentre alla sinistra un'altra nicchia conserva un sofferente Gesù Nazareno. Dall'altro lato della chiesa, le tre cappelle laterali: in quella centrale, dedicata all'Immacolata, riposano dal 1982 le spoglie mortali del Beato fra' Nicola da Gèsturi. La sacrestia, di semplice fattura, è stata ristrutturata a più riprese. Sulla volta della medesima, il prof. Gatto ha eseguito, negli anni sessanta, quattro pitture raffiguranti i quattro fratelli laici vissuti e morti in concetto di santità in questo convento: fra' Giacomo da Decimoputzu ( - 1643), fra' Nicolò da San Vero Milis (1631-1707), fra' Ignazio da Làconi (1701-1781) e fra' Nicola da Gèsturi (1882-1958). Una statua monumentale, raffigurante San Francesco e Gesù in croce (che si ispira a un famoso quadro del Murillo) e un magnifico tabernacolo del XVIII sec., opera dei fratelli laici ebanisti, dominano l'altare maggiore. Dietro si trova il coro in legno degli anni quaranta con l'affresco del Sacro convento di Assisi, opera di Giuseppe Scano, dello stesso periodo. Alle pareti del coro, alcuni quadri di valore, tra cui il martirio di San Sebastiano. All'esterno della chiesa, di fronte alla facciata, il monumento in bronzo della cittadinanza di Cagliari a Sant'Ignazio, opera di Franco D'Aspro del 1952.

Il Santuario

urna di Sant'Ignazio da Làconi

Iniziato nel 1949, esso sarà terminato nel 1966. Ne eseguì il progetto l'architetto Barluzzi, di fama internazionale: un complesso di nove archi attorniano l'altare dove è posata l'urna, che contiene le reliquie di Sant'Ignazio, mentre nel fondo un corridoio gira lungo tutta la cappella. L'Urna di Sant'Ignazio, originariamente in bronzo, è ora placata in oro: un semplice cingolo francescano delimita i cristalli, rendendo il prezioso reliquiario più leggero e stilizzato. Questo è sostenuto da due gruppi di angeli, in marmo di Carrara, scelta dovuta allo scultore Danilo Andreose di Bassano del Grappa.

L'altare è d'onice del Pakistan: un blocco color verde diafano, dalle delicate venature, sostiene l'urna; sulla mensa color avorio poggia il tabernacolo, con attorno dei bassorilievi riproducenti simboli eucaristici, il mistico agnello, il pellicano e due cervi. Sulla porticina, placata in oro, la spiga e la vite, con grappolo d'uva. Sul tronco che sostiene la mensa sono scolpiti tre episodi della vita di fra' Ignazio: la preghiera estatica, il pane miracoloso portato al santo dagli angeli, Sant'Ignazio e i fanciulli.

In alabastro delle cave di Verona è invece la balaustra che delimita l'altare, mentre il pavimento è stato eseguito con marmi policromi, che rendono più suggestivo e raccolto il Santuario.

I mosaici

Essi furono iniziati nel 1958 dal prof. Angelo Gatto di Castelfranco Veneto e terminati nel 1966. Agli inizi viene realizzato in mosaico lo sfondo del catino del santuario, con nel mezzo la Madonna della consolazione che parlò a Sant'Ignazio e a destra e sinistra un uomo e una donna in costume sardo. Il mosaico continua negli archetti dell'abside, con quattro simboli mariani con relative scritte in greco ed ebraico: il giglio, la rosa, l'ulivo e la palma.

In seguito, il prof. Gatto completa la sua opera mettendo mano allo sfondo della cupola, ove spicca al centro la figura di Sant'Ignazio e alla sua destra è raffigurata la povertà e alla sinistra la castità. Di fronte al Santo l'obbedienza: una figura austera di donna ammantata di bleu. Sui triangoli reggenti la cupola sono rappresentati San Francesco e i tre Dottori francescani: Sant'Antonio, San Bonaventura e San Lorenzo da Brindisi. Nei lati perpendicolari alla cupola, l'artista presenta i luoghi più cari al Santo: il suo paese natale: Làconi, e la sua città di questuante: Cagliari.

Le vetrate

Sempre del prof. Gatto le vetrate laterali, rappresentanti due episodi straordinari della vita del Santo: il miracolo del sangue dei poveri, ovvero l'elemosina del commerciante strozzino e il fioretto delle pietre trasformate in pane. A queste due vetrate principali si aggiungono quelle di piccole dimensioni, sulle finestre in fondo alla cappella, rappresentanti tre angeli musicanti. Altrettanto prezioso è il cancello che recinge il santuario: un autentico ricamo di fiori, opera di Luigi Gerardo di Pirri, su disegno del maestro Eugenio Boi di Cagliari. Due grandi candelabri in bronzo di Franco D'Aspro vegliano sull'ampio ingresso del santuario.

Il convento/Santuario oggi

la rivista Voce Serafica della Sardegna

Il convento è attualmente il più importante dei conventi cappuccini di Sardegna. Esso ospita la sede del Padre Provinciale (la Curia), l'infermeria, lo studentato teologico dei frati cappuccini sardi e quindi il santuario, luogo di preghiera, di evangelizzazione e di formazione alla vita cristiana. Situato al centro della realtà universitaria di Cagliari, i giovani studenti e i fedeli in genere vengono al santuario soprattutto per le celebrazioni liturgiche e per le confessioni in particolare. Ancora qui a Cagliari si prepara la rivista Voce Serafica della Sardegna, il mensile più diffuso in Sardegna, che vide la nascita nel lontano 1921 e che illustra e propaganda la vita e l'attività dei cappuccini in Sardegna e in Missione, ma anche dell'Ordine francescano secolare e della Gi.Fra. (Gioventù francescana), presenti in convento, e getta uno sguardo di fede sulle realtà e le problematiche di fede del mondo d'oggi. I frati Cappuccini lavorano inoltre nell'assistenza religiosa in ospedale, nelle carceri di Buoncammino; il convento è anche un centro di accoglienza per la direzione spirituale e di aiuto quotidiano ai poveri. E' presente in convento anche il Gruppo di preghiera Padre Pio e quello del Rinnovamento carismatico.

Le feste

Oltre alle solennità tipiche dell'anno liturgico, segnaliamo:

Triduo Pasquale:
Via Crucis nel giardino del convento il venerdì Santo alle ore 21,00;
11 maggio:
festa di Sant'Ignazio da Làconi;
8 giugno:
festa del Beato fra' Nicola da Gèsturi;
13 giugno:
festa di Sant'Antonio da Padova, Patrono della chiesa e del convento;
4 ottobre:
festa di San Francesco d'Assisi;
15-23 dicembre:
due Novene di Natale
  • ore 18,30 in latino;
  • ore 21,00 in italiano con catechesi per i giovani.
25 dicembre - 16 gennaio:
il tradizionale presepio animato preparato da frà Lorenzo Pinna.

Il Museo

Un suggestivo museo con tanti oggetti e manufatti appartenuti al Beato fra' Nicola da Gèsturi è aperto ai visitatori il sabato pomeriggio e la domenica, nonché tutti i giorni di festa.

Sant'Ignazio da Làconi
Beato Nicola da Gèsturi