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Verso la trascendenza mediante l'ascesi e la mistica

I Soliloqui (libro I)

Sant'Agostino

Ercole Procaccini, Sant'Agostino,  Pinacoteca, Bologna

O Dio, creatore dell'universo, concedimi prima di tutto che io ti preghi bene, quindi che mi renda degno di essere esaudito, ed infine di ottenere da te la redenzione. O Dio, per la cui potenza tutte le cose che da sé non sarebbero, si muovono verso l'essere; o Dio, il quale non permetti che cessi d'essere neanche quella realtà i cui elementi hanno in sé le condizioni di distruggersi a vicenda; o Dio, che hai creato dal nulla questo mondo di cui gli occhi di tutti avvertono l'alta armonia; o Dio, che non fai il male ma lo permetti perché non avvenga il male peggiore; o Dio, che manifesti a pochi, i quali si rivolgono a ciò che veramente è, che il male non è reale; o Dio, per la cui potenza l'universo, nonostante la parte non adatta al fine, egualmente lo raggiunge; o Dio, dal quale la dissimilitudine non produce l'estrema dissoluzione poiché le cose peggiori si armonizzano con le migliori; o Dio, che sei amato da ogni essere che può amare, ne sia esso cosciente o no; o Dio, nel quale sono tutte le cose ma che la deformità esistente nell'universo non rende deforme né il male meno perfetto né l'errore meno vero; o Dio, il quale hai voluto che soltanto gli spiriti puri conoscessero il vero; o Dio, padre della verità, padre della sapienza, padre della vera e somma vita, padre della beatitudine, padre del bene e del bello, padre della luce intelligibile, padre del nostro risveglio e della nostra illuminazione, padre della caparra mediante la quale siamo ammoniti di ritornare a te: ti invoco.

O Dio verità, fondamento, principio e ordinatore della verità di tutti gli esseri che sono veri; o Dio sapienza, fondamento, principio e ordinatore della sapienza di tutti gli esseri che posseggono sapienza; o Dio, vera e somma vita, fondamento, principio e ordinatore della vita degli esseri che hanno vera e somma vita; o Dio beatitudine, fondamento, principio e ordinatore della beatitudine di tutti gli esseri che sono beati; o Dio bene e bellezza, fondamento, principio e ordinatore del bene e della bellezza di tutti gli esseri che sono buoni e belli; o Dio luce intelligibile, fondamento, principio e ordinatore della luce intelligibile di tutti gli esseri che partecipano alla luce intelligibile; o Dio, il cui regno è tutto il mondo che è nascosto al senso, o Dio, dal cui regno deriva la legge per i regni della natura; o Dio, dal quale allontanarsi è cadere, verso cui voltarsi è risorgere, nel quale rimanere è aver sicurezza; o Dio, dal quale uscire è morire, al quale avviarsi è tornare a vivere, nel quale abitare è vivere; o Dio, che non si smarrisce. se non si è ingannati, che non si cerca se non si è chiamati, che non si trova se non si è purificati; o Dio, che abbandonare è andare in rovina, a cui tendere è amare, che vedere è possedere; o Dio, al quale ci stimola la fede, ci innalza la speranza, ci unisce la carità; o Dio, con la cui potenza vinciamo l'Avversario: ti scongiuro. O Dio, che abbiamo accolto per non soggiacere a morte totale; o Dio, dal quale siamo stimolati alla vigilanza; o Dio, col cui aiuto sappiamo distinguere il bene dal male; o Dio, col cui aiuto fuggiamo il male e operiamo il bene; o Dio, col cui aiuto non cediamo ai perturbamenti; o Dio, col cui aiuto siamo soggetti con rettitudine al potere e con rettitudine l'esercitiamo; o Dio, col cui aiuto apprendiamo che sono anche di altri le cose che una volta reputavamo nostre e sono anche nostre le cose che una volta reputavamo di altri; o Dio, col cui aiuto non ci attacchiamo agli adescamenti e irretimenti delle passioni; o Dio, col cui aiuto la soggezione al plurimo non ci toglie l'essere uno; o Dio, col cui aiuto il nostro essere migliore non è soggetto al peggiore; o Dio, col cui aiuto la morte è annullata nella vittoria (1 Corinti 15,54); o Dio, che ci volgi verso di te; o Dio, che ci spogli di ciò che non è e ci rivesti di ciò che è; o Dio, che ci rendi degni di essere esauditi; o Dio, che ci unisci; o Dio, che ci induci alla verità piena; o Dio, che ci manifesti la pienezza del bene e non ci rendi incapaci di seguirlo né permetti che altri lo faccia; o Dio, che ci richiami sulla via; o Dio, che ci accompagni alla porta; o Dio, il quale fai sì che si apra a coloro che pacchiano (Matteo 7,8); o Dio, che ci dai il pane della vita (Giovanni 6,35.48) o Dio, che ci asseti di quella bevanda sorbendo la quale non avremo più sete (Giovanni 4,14; 6,35); o Dio, che accusi il mondo sul peccato, la giustizia e il giudizio (Giovanni 16,8); o Dio, col cui aiuto non ci sottraggono la convinzione coloro che non credono; o Dio, col cui aiuto riproviamo coloro i quali affermano che le anime non possono meritare presso di te; o Dio, col cui aiuto non diveniamo schiavi degli elementi che causano debolezza e privazione (Galati 4,9); o Dio, che ci purifichi e ci prepari ai premi divini: viemmi incontro benevolo.

In qualsiasi modo io possa averti pensato, il Dio Uno sei tu e tu vieni in mio aiuto, una eterna e vera sussistenza, dove non ci sono discordia, oscurità, cangiamento, bisogno, morte, ma somma concordia, somma chiarezza, somma attuosità, somma ricchezza, somma vita, dove nulla manca, nulla ridonda, dove colui che genera e colui che è generato sono una medesima cosa (Giovanni 10,30); o Dio, cui sono soggette tutte le cose prive di autosufficienza, cui obbedisce ogni anima buona; per le cui leggi ruotano i poli, le stelle compiono le loro orbite, il sole rinnova il giorno, la luna soffonde la notte, e tutto il mondo, mediante le successioni e i ritorni dei tempi, conserva, per quanto la materia sensibile lo comporta, la grande uniformità dei fenomeni attraverso i giorni con l'alternarsi del giorno e della notte, attraverso i mesi con le lunazioni, attraverso gli anni con i ritorni di primavera, estate, autunno e inverno, attraverso i lustri col compimento del corso solare, attraverso i secoli col ritorno delle stelle alle loro origini; o Dio, per le cui leggi esistenti per tutta la durata della realtà non si permette che il movimento difforme delle cose mutevoli sia turbato, ma che venga ripetuto, sempre secondo uniformità, nella dimensione rotante dei tempi; per le cui leggi è libera la scelta dell'anima e sono stati stabiliti premi per i buoni e pene per i cattivi con leggi fisse e universali; o Dio dal quale provengono a noi tutti i beni e sono allontanati tutti i mali; o Dio, sopra del quale non c'è nulla, fuori del quale nulla e senza del quale nulla; o Dio, sotto il quale è il tutto, nel quale il tutto, col quale il tutto; che hai fatto l'uomo a tua immagine e somiglianza (Genesi 1,26), il che può comprendere chi conosce se stesso: ascolta, ascolta, ascolta me, mio Dio, mio signore, mio re, mio padre, mio fattore, mia speranza, mia realtà, mio onore, mia casa, mia patria, mia salvezza, mia luce, mia vita; ascolta, ascolta, ascolta me nella maniera tua, soltanto a pochi ben nota.

Ormai io te solo amo, te solo seguo, te solo cerco e sono disposto ad essere soggetto a te soltanto, poiché tu solo con giustizia eserciti il dominio ed io desidero essere di tuo diritto. Comanda ed ordina ciò che vuoi, ti prego, ma guarisci ed apri le mie orecchie affinché possa udire la tua voce. Guarisci ed apri i miei occhi affinché possa vedere i tuoi cenni. Allontana da me i movimenti irragionevoli affinché possa riconoscerti. Dimmi da che parte devo guardare affinché ti veda, e spero di poter eseguire tutto ciò che mi comanderai. Riammetti, ti prego, il tuo schiavo fuggitivo, o Signore e Padre clementissimo. Dovrei ormai aver sufficientemente scontato, abbastanza dovrei esser stato schiavo dei tuoi nemici che tu conculchi sotto i tuoi piedi, abbastanza dovrei esser stato ludibrio di cose ingannevoli. Ricevi me tuo servo che fugge da queste cose che bene accolsero me, lo straniero, mentre da te fuggivo. Sento che devo ritornare a te; a me che picchio si apra la tua porta; insegnami come si può giungere fino a te. Non ho altro che il buon volere; so soltanto che le cose caduche e passeggere si devono disprezzare, le cose immutabili ed eterne ricercare. Ciò so, o Padre, poiché questo solo ho appreso, ma ignoro da dove si deve partire per giungere a te. Tu suggeriscimelo, tu mostrami la via e forniscimi ciò che necessita al viaggio. Se con la fede ti ritrovano coloro che tornano a te, dammi la fede; se con la virtù, dammi la virtù; se con il sapere, dammi il sapere. Aumenta in me la fede, aumenta la speranza, aumenta la carità. O bontà tua ammirevole e singolare.

A te io anelo e proprio a te chiedo i mezzi con cui il mio anelito sia soddisfatto. Infatti se tu abbandoni, si va in rovina; ma tu non abbandoni perché sei il sommo bene che sempre si è raggiunto se si è rettamente cercato; ed ha rettamente cercato chiunque sia stato da te reso capace di cercare rettamente. Fa', o Padre, che anche io ti cerchi, ma difendimi dall'errore affinché mentre io ti cerco, nessun'altra cosa mi venga incontro in vece tua. Se non desidero altra cosa che te, ti ritrovi al fine di grazia, o Padre. Ma se in me v'è il desiderio di qualche cosa di superfluo, purificami e rendimi degno di vederti. Per il resto affido alle tue mani, o Padre sapientissimo ed ottimo, la salute di questo mio corpo fintantoché non so quale vantaggio posso avere da esso per me e per coloro che amo. Per esso ti chiederò ciò che secondo l'opportunità tu m'ispirerai. Prego soltanto l'altissima tua clemenza che tu mi volga tutto verso di te e che non mi si creino ostacoli mentre tendo a te e mi conceda che io, mentre ancora porto e trascino questo mio corpo, sia temperante, forte, giusto e prudente, perfetto amatore e degno di apprendere la tua sapienza e degno di abitare e abitatore del beatissimo tuo regno. Amen, amen.

Anonimo - Germania, miniatura prima metà XV secolo, San'Agostino, British Library, Londra

La cripta di Sant'Agostino a Cagliari

La cripta di Sant'Agostino è accessibile tramite un'ardita scaletta a chiocciola dall'andito d'ingresso dello storico palazzo Accardo, al numero civico 12 del Largo Carlo Felice, progettato da Dionigi Scano e realizzato alla fine del secolo scorso nell'ambito della sistemazione urbanistica del Largo, che poi corrisponde a quella attuale.

La cripta ospitò, dal 504 al 722 dopo Cristo, le spoglie mortali di Sant'Agostino, vescovo di Ippona, traslate in Sardegna dal celebre monaco e teologo Fulgenzio, a quasi un secolo di distanza dalla morte del santo vescovo, per sottrarle al possibile oltraggio da parte degli invasori vandali. Costoro, seguaci dell'eresia ariana, avevano avviato una dura persecuzione dei vescovi cristiani del Nord Africa, costringendoli all'esilio in Sicilia, in Sardegna e nel Meridione d'Italia. E molti di questi vescovi, tra cui Fulgenzio, avevano portato con se i resti mortali ed il culto dei loro predecessori morti in terra africana e già venerati come santi.

Le spoglie di Sant'Agostino restarono a Cagliari poco più di due secoli, fino al 722 dopo Cristo, anno in cui il re longobardo Liutprando le fece trasferire a Pavia per tenerle al sicuro dalle scorrerie saracene, e dove attualmente ancora si trovano.

Sulla cripta sorgeva la chiesa di Sant'Agostino extra muros, e nelle vicinanze sorgeva un antico convento, che secondo la tradizione fu fondato dallo stesso Agostino durante una predicazione nell'isola. Il convento fu demolito sotto Filippo II per fare spazio alla cinta fortificata, e trasferito poco lontano, nel quartiere della Marina, all'interno delle mura. Intorno alla metà del 1600 si completò la demolizione dell'antico convento, ma si lasciò in piedi solo una piccola cappella che sovrastava il santuario sotterraneo, e che a metà dell'Ottocento era ancora esistente: fu infatti vista e descritta dallo Spano e dal Martini. Poi, con la sistemazione del Largo Carlo Felice, per riallineare la facciata col tracciato del Largo, la cappella fu in parte demolita (1884), e su di essa si inserì il palazzo progettato da Dionigi Scano. L'intervento non riguardò la cripta, che si conservò integra.

Il vano, un rettangolo piuttosto irregolare di circa cinque metri per tre, con un'altezza media di quattro, è interamente intonacato, ma sembra riutilizzare una piccola grotta naturale o un preesistente ambiente ipogeo, probabilmente di epoca romana. All'interno una serie di piastrelle colorate del seicento, note come azulejos, vivacizza e decora le pareti lunghe nella parte bassa. Sulla parete di fondo è l'edicola dell'altare, che include una piccola nicchia scavata nella parete, che ospita la statua del santo in gesto benedicente.

Dentro l'altare vi è un vuoto, bene illuminato da una lampada, che è un luogo di particolare venerazione poiché, secondo la tradizione, era il sito dove era posata la cassa del Santo. Attualmente vi si nota una fossa concava, lunga poco più di un metro e larga una quarantina di centimetri, profonda altri trenta o quaranta centimetri, contenente un'acqua di falda limpida e trasparente. La tradizione popolare considerava miracolosa quest'acqua, a cui venivano attribuite prodigiose qualità terapeutiche. Essa veniva portata nelle case per la guarigione degli infermi, e ciò viene confermato da una lapide nella facciata esterna della cappella superiore, probabilmente del '600, che il canonico Giovanni Spano fece in tempo a conoscere, e che trascrisse interamente nella sua Guida della città e dintorni di Cagliari. Redatta in latino, l'iscrizione ricordava al viandante che in quel sacro luogo avevano riposato per 221 anni le spoglie di Sant'Agostino, e lo invitava a fermarsi e venerare quel loculum. Anche se, continuava l'iscrizione, il corpo del santo non riposava più in quella grotta a causa delle scorrerie saracene (defecit corpus Saracenorum tirrannide) restava quell'acqua miracolosa come vero e proprio dono del Santo a guarire gli infermi (mansit tamen mirifica aqua ad infirmorum levamen). L'epigrafe fu purtroppo rimossa trent'anni dopo allorchè, come già detto, nel 1864 fu arretrata la facciata della cappella e gli ambienti furono inglobati nel costruendo palazzo Accardo. Da documenti del tempo sembrerebbe che sia stata trasferita nella chiesa di San Lucifero, ma attualmente se ne sono perse le tracce.